L'Italia non ha ancora una legge nazionale sullo stipendio minimo orario. I minimi salariali dipendono dai contratti collettivi di ogni settore lavorativo.
L'Italia è uno dei pochi paesi europei senza una legge che stabilisce uno stipendio minimo uguale per tutti i lavoratori. Al momento, i salari minimi vengono decisi dai contratti collettivi nazionali (cioè gli accordi tra sindacati e datori di lavoro) di ogni categoria. Questo significa che chi lavora nel commercio ha un minimo diverso da chi lavora nell'industria o nei servizi. I contratti collettivi coprono circa l'80% dei lavoratori italiani. Per gli altri, teoricamente non esistono minimi garantiti, anche se nella pratica si applicano spesso i contratti del settore più simile. Nel 2025, il governo aveva presentato una proposta di legge per introdurre uno stipendio minimo orario di 9 euro lordi (cioè prima delle tasse). Tuttavia, al momento non c'è ancora una decisione definitiva. In attesa di aggiornamento per il 2026. I valori indicati si riferiscono al 2025 e potrebbero essere soggetti a rivalutazione. Attualmente, i minimi contrattuali variano molto: si va da circa 7 euro lordi all'ora per alcuni lavori nel turismo fino a oltre 10 euro per settori specializzati. Per confronto, in Germania lo stipendio minimo orario è di 12 euro, in Francia di 11,65 euro, in Spagna di 8,45 euro.
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Se sei un lavoratore dipendente, il tuo stipendio minimo dipende dal contratto collettivo del tuo settore. Se lavori nel commercio, per esempio, il minimo è di circa 8,50 euro lordi all'ora per il primo livello. Se lavori 40 ore a settimana per tutto l'anno, questo significa almeno 1.400 euro lordi al mese, che diventano circa 1.100 euro netti. Controlla sempre la tua busta paga: non puoi essere pagato meno del minimo previsto dal tuo contratto collettivo. Se il tuo datore di lavoro non applica un contratto collettivo, puoi rivolgerti ai sindacati o all'Ispettorato del Lavoro per far valere i tuoi diritti.